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Diffamazione sui social network: cosa fare e come tutelarsi legalmente

Gennaio 28, 2026

Negli ultimi anni i social network sono diventati terreno fertile per episodi di diffamazione online, con conseguenze gravi sulla reputazione di privati e professionisti. Una frase offensiva pubblicata su Facebook, un commento denigratorio su Instagram o un video sarcastico su TikTok possono raggiungere in breve tempo un vasto pubblico, causando danni all’immagine di una persona o azienda. In questo articolo vediamo cos’è la diffamazione sui social, quando costituisce reato, quali piattaforme sono più a rischio e soprattutto cosa fare per tutelarsi legalmente. Forniremo consigli pratici su come raccogliere prove digitali valide, come agire tra querela, rimozione dei contenuti offensivi e richiesta di risarcimento danni, evidenziando anche i servizi offerti dal nostro studio per la tutela legale della reputazione digitale.

Cos’è la diffamazione online e quando è reato

La diffamazione è un reato disciplinato dall’art. 595 del Codice Penale che si realizza quando qualcuno offende l’onore o la reputazione di una persona comunicando con più persone in assenza dell’offeso. In altri termini, parlare male di qualcuno “alle sue spalle”, davanti a terzi, integra gli estremi della diffamazione. Se invece l’offesa avviene direttamente in presenza della vittima (ingiuria), non si tratta di diffamazione dal punto di vista penale – l’ingiuria non è più reato, anche se può dar luogo a una causa civile per danni.

Quando la diffamazione avviene online, ad esempio tramite un post o un commento sui social network, la legge la considera in forma aggravata. L’art. 595 c.p. infatti prevede pene più severe se l’offesa è realizzata con un mezzo di pubblicità, categoria in cui rientrano a pieno titolo Internet e i social media. In particolare, chi diffama tramite social network può incorrere in sanzioni penali maggiori rispetto alla diffamazione tradizionale: la pena base per la diffamazione semplice è fino a 1 anno di reclusione o 1.032 euro di multa, ma sale a 6 mesi – 3 anni di reclusione (oltre a una multa non inferiore a 516 euro) se il fatto è commesso attraverso la stampa o altro mezzo di pubblicità, inclusi i social. Ciò significa che la diffusione di messaggi diffamatori su Facebook, Instagram, TikTok ecc. è qualificata come diffamazione aggravata. La Corte di Cassazione ha confermato, ad esempio, che un post offensivo su una bacheca Facebook integra la circostanza aggravante del mezzo di pubblicità data la potenziale capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone.

Oltre alle conseguenze penali (multa o reclusione), chi subisce una diffamazione online può agire in sede civile contro l’autore per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Questo aspetto è fondamentale per riparare economicamente il pregiudizio arrecato alla propria reputazione.

I social network più coinvolti nella diffamazione online

Tutte le piattaforme social possono essere teatro di episodi diffamatori, ma alcune sono più esposte per diffusione e modalità di utilizzo. Facebook è spesso al centro di questi fenomeni, con post pubblici o commenti in gruppi che possono rapidamente diventare virali. Anche Instagram non è immune: sotto una foto o nelle storie possono comparire commenti offensivi e contenuti offensivi social mirati a denigrare qualcuno. La crescente popolarità di TikTok e piattaforme video simili ha aggiunto un’ulteriore dimensione, dove brevi clip possono contenere scherni o accuse verso terzi e diffondersi in modo capillare.

Piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter (oggi X), YouTube o LinkedIn permettono di raggiungere centinaia o migliaia di persone in poco tempo, amplificando così il potenziale danno alla reputazione. Basti pensare ai commenti offensivi lasciati sotto un post, ai post diffamatori creati ad hoc per screditare una persona o azienda, o ancora alla diffusione di notizie false (fake news) che ledono l’immagine altrui. Anche le chat di gruppo (ad esempio su WhatsApp o Telegram) possono costituire un veicolo di diffamazione se i messaggi denigratori raggiungono più persone.

Insomma, ogni social network ha le sue dinamiche: su Facebook e Twitter è frequente il dibattito acceso che degenera in insulti; su Instagram prevalgono immagini e commenti taglienti; su TikTok o YouTube ci si può imbattere in video-parodie offensive. Conoscere questi rischi è importante per capire dove prestare maggiore attenzione e come comportarsi sulle diverse piattaforme. In tutti i casi, comunque, pubblicare contenuti lesivi della reputazione altrui sui social costituisce un illecito che può avere rilievo sia penale che civile.

Come raccogliere prove digitali valide

Se si è vittima di diffamazione sui social, la prima mossa da compiere è raccogliere e conservare prove digitali dell’accaduto. Agire tempestivamente è cruciale, perché l’autore del contenuto offensivo potrebbe cancellarlo nel tentativo di far perdere tracce. Ecco alcuni consigli per ottenere prove valide in giudizio:

  • Screenshot dei contenuti diffamatori: eseguite subito una cattura dello schermo del post, commento o messaggio offensivo, assicurandovi che nell’immagine siano visibili il contenuto integrale, l’autore, la data e l’ora. Gli screenshot di pagine web o social network sono considerati prove documentali a tutti gli effetti, equivalenti a fotografie che riproducono ciò che è apparso online. È buona prassi non alterare in alcun modo l’immagine e, se possibile, salvarla in un formato originale.

  • Salvare URL e contenuti: oltre alla schermata, copiate e memorizzate l’URL (indirizzo web) specifico del post o della pagina in cui è presente il contenuto lesivo. Se si tratta di un video (ad es. su TikTok o YouTube), scaricatelo o registrate uno screencast. Per i messaggi su chat, fate copie delle conversazioni o esportate la chat. Queste prove digitali – ad esempio il file video o la pagina web salvata – potranno essere allegate a eventuali denunce.

  • Utilizzare strumenti di certificazione: per dare maggiore forza probatoria alle copie digitali raccolte, potete avvalervi di servizi che appongono una marca temporale o una certificazione di integrità al file (ad esempio tramite notarizzazione digitale). Ciò serve ad associare data certa e garantire che il contenuto non sia stato modificato dopo l’acquisizione. In alternativa, è possibile rivolgersi a un notaio o a un consulente informatico forense per far redigere un verbale di acquisizione delle prove dal web. Questi passaggi non sono obbligatori, ma aumentano le garanzie di utilizzabilità delle prove in tribunale.

  • Testimoni e contesto: annotate nominativi di eventuali persone (amici, colleghi) che hanno visto online il contenuto diffamatorio; la loro testimonianza potrà confermare l’esistenza e la diffusione del messaggio lesivo. Inoltre, continuate a monitorare la piattaforma: se il post genera altri commenti o viene condiviso, documentate anche questi aspetti, perché rilevano sul potenziale danno (ad esempio ampia diffusione, numero di visualizzazioni, ecc.).

Con prove solide in mano, sarete pronti per i passi successivi. Ricordate che la semplice cancellazione del post da parte dell’autore non elimina il reato commesso: ciò che conta è aver conservato evidenze dell’offesa avvenuta.

Cosa fare per tutelarsi legalmente dalla diffamazione sui social

Una volta raccolte le prove, occorre agire sul piano legale per fermare l’offesa e ottenere giustizia. Ecco le principali azioni da intraprendere per tutelare la propria reputazione digitale di fronte a contenuti lesivi pubblicati sui social network:

Segnalare e chiedere la rimozione dei contenuti offensivi

Come primo intervento immediato, si può tentare di far rimuovere il contenuto diffamatorio dalla piattaforma in questione. Quasi tutti i social network dispongono di funzioni di segnalazione per contenuti che violano le loro policy (hate speech, bullismo, molestie, ecc.). Ad esempio, su Facebook e Instagram è possibile segnalare un post o commento come offensivo; su TikTok si può utilizzare l’opzione “Segnala” tenendo premuto sul video. Sfruttate questi strumenti fornendo le motivazioni (contenuto diffamatorio che lede la reputazione) e richiedendo la rimozione. Spesso le piattaforme reagiscono in tempi brevi, soprattutto se il contenuto viola chiaramente le regole della community.

In parallelo, se conoscete l’autore del post, potreste contattarlo direttamente in modo civile, spiegando il danno che vi sta causando e chiedendo di rimuovere volontariamente l’offesa. In alcuni casi la persona potrebbe non rendersi conto delle conseguenze legali delle proprie azioni e accettare di cancellare il contenuto e scusarsi. Tuttavia, evitate confronti accesi o minacce dirette online, che potrebbero peggiorare la situazione.

Se la segnalazione al social o la richiesta all’autore non ottengono risultati, non insistete pubblicamente (rischiate di alimentare il clamore attorno al contenuto diffamatorio). Sarà invece il caso di passare alle vie legali formali, come vedremo tra poco. In ogni caso, aver tentato la rimozione dimostra la vostra buona fede e la volontà di limitare il danno, cosa che potrà essere utile anche in sede giudiziale.

Presentare una querela per diffamazione

La querela è l’atto formale con cui la vittima di diffamazione chiede all’Autorità Giudiziaria di procedere penalmente contro l’autore dell’offesa. In Italia, il reato di diffamazione è procedibile a querela di parte, il che significa che senza una querela della persona offesa il colpevole non può essere perseguito. È dunque fondamentale sporgere querela entro 3 mesi dal giorno in cui si è avuta notizia del fatto diffamatorio. Decorso questo termine, si perde il diritto di chiedere la punizione penale del diffamante (il reato diventa improcedibile).

Per presentare querela ci si può rivolgere alle Forze dell’Ordine (Polizia Postale, Carabinieri) oppure direttamente alla Procura della Repubblica competente. È altamente consigliabile farsi assistere da un avvocato nella redazione della querela, affinché l’atto sia completo di tutti gli elementi necessari: una chiara descrizione di cosa è successo (es. “Tizio ha pubblicato sul social X il seguente commento diffamatorio…”), l’indicazione di prove raccolte (screenshot, link, ecc.), i nominativi di eventuali testimoni e la spiegazione del danno morale/professionale subito. Un avvocato esperto in diffamazione online saprà valutare se nel vostro caso sussistono tutti gli estremi del reato e imposterà la querela nel modo più efficace.

Una volta depositata la querela, partirà il procedimento penale: le autorità potranno identificare l’autore (ad esempio tramite l’IP o i dati forniti dal social network) e, se ci sono prove sufficienti, egli sarà chiamato a rispondere del reato di diffamazione aggravata. Ricordiamo che in sede penale la vittima può anche costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni all’interno dello stesso processo, oppure può scegliere di agire separatamente in sede civile.

Richiedere il risarcimento danni

Subire una diffamazione sui social network non comporta solo implicazioni penali per chi l’ha commessa, ma anche un grave pregiudizio per la vittima in termini personali ed economici. Per questo, oltre a far condannare il responsabile, è importante valutare una richiesta di risarcimento danni. Le modalità per ottenerlo sono due: inserire la domanda di risarcimento nella querela penale (costituendosi parte civile nel processo penale) oppure avviare una causa civile autonoma contro il diffamatore.

I danni risarcibili in caso di diffamazione online possono essere di varia natura:

  • Danno morale: il turbamento e la sofferenza psicologica causati dall’offesa. Commenti offensivi pubblici possono generare ansia, stress, vergogna nella vittima, incidendo sul suo benessere personale.

  • Danno all’immagine o reputazione professionale: se la persona diffamata è un professionista, imprenditore o personaggio pubblico, le false accuse o insulti online possono farle perdere clienti, occasioni di lavoro o prestigio nel settore. Questo danno alla reputazione digitale può tradursi in una perdita economica significativa, ed è risarcibile sotto forma di danno patrimoniale da lesione dell’immagine.

  • Danno materiale ed esistenziale: eventuali spese sostenute per porre rimedio (ad esempio costi per consulenze legali, per interventi di “web reputation” o moderazione online) oppure il peggioramento della qualità di vita quotidiana a causa della diffamazione subita.

Per ottenere il risarcimento, sarà necessario provare il nesso tra il contenuto diffamatorio e il danno lamentato. Anche qui, le prove raccolte giocano un ruolo chiave (ad esempio dimostrare quante persone hanno visto il post lesivo, oppure documentare il calo di affari dopo la pubblicazione di accuse infamanti, ecc.). Il giudice valuterà la gravità dell’offesa, la diffusione del messaggio e la posizione sociale/professionale della vittima per quantificare l’indennizzo. In casi di diffamazioni molto virali, i risarcimenti stabiliti dai tribunali possono essere anche di importo rilevante.

Rivolgersi a professionisti per tutelare la propria reputazione digitale

Affrontare una diffamazione sui social può essere complesso, per questo è consigliabile rivolgersi a un legale di fiducia sin dalle prime fasi. Un avvocato esperto in materia (ad esempio un avvocato diffamazione a Giarre come l’Avv. Lucilla Trombetta) potrà assistervi nel modo migliore: dal consiglio su come muoversi subito online, fino alla difesa nelle sedi legali opportune. La tutela legale dei contenuti lesivi richiede infatti competenze sia in diritto penale (per l’azione contro il colpevole) sia in diritto civile (per il risarcimento e la gestione della reputazione). Con un supporto professionale, aumentano le probabilità di successo nel far valere i propri diritti e si evita di commettere passi falsi dettati dall’emotività.

I servizi dello Studio Legale Trombetta in materia di diffamazione online e reputazione digitale

Lo Studio Legale Avv. Lucilla Trombetta, con sede a Giarre (Catania), offre ai privati e ai professionisti un’assistenza specializzata per affrontare casi di diffamazione sui social network e proteggere la reputazione digitale. Grazie a oltre 20 anni di esperienza forense, lo studio è in grado di fornire un supporto completo, combinando competenze di diritto civile, penale e delle nuove tecnologie. In particolare, i nostri servizi in materia di contenuti offensivi e lesivi online comprendono:

  • Consulenza personalizzata: valutazione del caso concreto di diffamazione online, analisi del contenuto offensivo e del contesto (social network utilizzato, portata delle pubblicazioni lesive, profilo dell’autore e della vittima). Offriamo pareri professionali chiari sulle strategie legali migliori da adottare, spiegando ai clienti i loro diritti e le opzioni disponibili.

  • Raccolta e preservazione delle prove digitali: assistenza nella corretta acquisizione di screenshot, post, video e altri elementi probatori, avvalendoci se necessario di strumenti di certificazione forense. Ci occupiamo di predisporre la documentazione da allegare in sede di denuncia/querela, garantendo che ogni prova sia legalmente valida e utilizzabile in giudizio.

  • Diffide e rimozione dei contenuti lesivi: prima di intraprendere azioni giudiziarie, possiamo inviare diffide formali agli autori dei post diffamatori o alle piattaforme ospitanti, richiedendo l’immediata cancellazione dei contenuti in violazione. Grazie alla conoscenza delle policy di Facebook, Instagram, TikTok ecc., guidiamo il cliente nelle procedure di segnalazione e dialoghiamo con i provider per ottenere la rimozione di contenuti offensivi nel più breve tempo possibile.

  • Tutela legale in sede penale: la querela per diffamazione viene redatta con professionalità e depositata tempestivamente. Rappresentiamo la persona offesa nel procedimento penale a carico del diffamatore, seguendo tutte le fasi (indagini, eventuale processo) e collaborando con le autorità per l’identificazione dei responsabili online. L’obiettivo è far riconoscere la responsabilità penale dell’autore delle offese e ottenere una condanna appropriata.

  • Azione civile e risarcimento danni: parallelamente o in alternativa al penale, intraprendiamo le necessarie azioni civili per la richiesta di risarcimento. Dalla predisposizione dell’atto di citazione alla fase di trattativa per un accordo stragiudiziale, fino all’eventuale giudizio, tuteliamo il cliente affinché ottenga un equo indennizzo per tutti i danni subiti (morali, all’immagine, patrimoniali). Siamo consapevoli di quanto una reputazione digitale lesa possa impattare sulla vita privata e lavorativa, soprattutto in realtà locali come Catania, e ci impegniamo a ripristinare l’onorabilità del cliente.

  • Supporto nella gestione della reputazione online: lo Studio offre anche servizi di monitoraggio e consulenza per prevenire future lesioni dell’immagine sul web. Aiutiamo a impostare strategie di comunicazione più sicure, forniamo linee guida su come comportarsi sui social (netiquette) e, in collaborazione con esperti IT se necessario, valutiamo interventi di web reputation per far fronte a contenuti negativi che circolano in rete. La nostra missione è proteggere a 360 gradi l’identità e il nome del cliente nello spazio digitale.

Affidandovi allo Studio Legale Trombetta, avrete al vostro fianco un avvocato esperto in diffamazione online e diritto dell’internet, pronto ad assistervi con professionalità e discrezione. Siamo il vostro punto di riferimento per qualsiasi problematica di contenuti offensivi sui social o di reputazione danneggiata sul web. Operiamo a Giarre e su tutto il territorio etneo: se avete bisogno di tutela per la vostra reputazione digitale a Catania e provincia, il nostro studio è a disposizione per una consulenza immediata. Difendere la propria reputazione non è solo una questione di giustizia, ma anche di serenità personale e successo professionale – non lasciate che una diffamazione sui social resti impunita, agite per tutelarvi legalmente con l’aiuto di professionisti.

Contattateci senza impegno per esporre il vostro caso: valuteremo insieme la soluzione più adeguata e vi aiuteremo a riprendere il controllo della vostra immagine, ponendo fine alle offese sul web e ottenendo il ristoro che vi spetta. In caso di diffamazione sui social network, lo Studio Legale Avv. Lucilla Trombetta è al vostro fianco per trasformare un momento difficile in un percorso verso la verità e la giustizia.

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